Coppetta Mestruale for Dummies

Sono stata a lungo scettica sulla coppetta mestruale, non saprei dire neanche io con esattezza il perché. Da un lato, forse, mi turbava l’entusiasmo fanatico con cui ne parlavano alcune donne, dimostrando un approccio quasi settario, di inclusione o esclusione netta da uno specifico clan, come in una collettiva esaltazione di massa, che manco per il succhia-clitoride;

coppetta mestruale

dall’altro, mentre alcune urlavano alla rivoluzione ovarica, nella mia mente si accumulavano obiezioni di vario genere e natura: e se è piccola? E se è grande? E se è scomoda? E se mi dà fastidio? E se ho delle perdite? E se mi fa schifo? E se mi fa allergia? Eccetera.

Le argomentazioni ideologiche a supporto della coppetta mestruale erano, e sono, note: ecologia ed economia. La coppetta è, infatti, una scelta sostenibile in termini ambientali: fate il calcolo di quanti cicli avete avuto nella vita, io circa 260 in circa 20 anni di età fertile; sono più o meno 1300 giorni mestruata, e mediamente 6500 assorbenti che hanno tamponato solo le mie mestruazioni. D’altro canto, la coppetta è una scelta economica, perché comporta solo un investimento iniziale e a posto così, per diversi anni, libere dal peccato e dell’IVA al 22% su quelli che palesemente non sono beni di lusso ma da tali vengono tassati. Evviva, giubilo, champagne.

Eppure, c’era qualcosa che ancora non mi convinceva, finché qualche mese fa ho letto un libro sul tabù delle mestruazioni. Ho appreso che negli assorbenti normali, quelli che la maggior parte di noi usa, quelli di cui da trent’anni vediamo le pubblicità alla tivvù, con o senza ali, lunghi, lunghissimi, compatti, coi disegnini, i profumini e le frasette ispirazionali scritte sopra; quelli liscissimi come un petalo, affidabili pure se fai paracadutismo, morbidi come un materasso memory foam; invisibili; impercettibili; inodore; quelli insomma delle big company della grande distribuzione organizzata, ebbene in quegli assorbenti lì (per non parlare dei Tampax che peggio mi sento), dentro c’è di tutto. DI TUTTO, tranne il cotone.

Come se non bastasse, la loro produzione non è controllata da alcuna autorità sanitaria (non so se qualcosa sia cambiato, a livello legislativo, negli ultimi mesi, ma non credo). Ho scoperto l’esistenza della TSS, cioè la Sindrome da Shock Tossico, quella per cui alla top model americana Lauren Wasser hanno amputato una gamba nel 2012, mentre nel 2013 in Francia una sedicenne è morta perché non si cambiava il tampone per venti ore. Ripeto: è morta (nel 1980 negli Stati Uniti si sono registrati 38 decessi per TSS).

 coppetta mestruale

Attraverso delle analisi in laboratorio, fatte negli ultimi anni dalle attiviste mestruali, è emerso che nei nostri cari assorbenti c’è la qualunque: dai 20 ai 30 componenti chimici diversi, interferenti endocrini, plastica fino al 90%, materiali cancerogeni, diossina, tracce di pesticidi e altri elementi capaci di annientare la flora vaginale. Sulle confezioni non sono mai riportati i materiali e, in pratica, è più facile sapere cosa c’è dentro un rossetto, che cosa c’è dentro un salsicciotto bianco che infiliamo su per la nostra delicata e preziosissima cavità vaginale, dove ce lo teniamo per ore, a contatto con le nostre più intime mucose.

Così, mentre leggevo, mi sono detta che uno degli obiettivi personali per l’autunno sarebbe stato superare le mie ritrosie ed esplorare nuove frontiere mestruali…prima tra tutte: la coppetta mestruale (che invece è fatta di silicone medicale body-safe)!


Ne ho parlato con pureeros che ne propone diversi tipi, e ho ricevuto il kit Prima Volta, che arriva con due coppette (di taglie diverse, così che si possa scegliere quella più adatta alle proprie “misure” e al proprio flusso), una custodia antibatterica morbida per portarla in giro, un lubrificante organico per le prime applicazioni e una dettagliata guida all’uso. Praticamente: coppetta mestruale for dummies! Esattamente ciò di cui avevo bisogno! 

Devo ammettere che l’oggetto mi ha fatto simpatia a prima vista, sia per i colori che per il materiale. Ho deciso di partire dalla coppetta di Taglia A, quella fucsia, e l’ho sterilizzata come da istruzioni in un pentolino con acqua bollente per 3 minuti. L’ho estratta, l’ho asciugata e poi mi sono accomodata sulla tazza del bagno per mandarla in orbita, con lo stesso piglio che normalmente avrei usato col tampax, ma con un brivido di incertezza e di curiosità indotto dalla novità. 

La missione è andata a buon fine al secondo tentativo e per i primi 15 secondi ho provato un senso di nausea al pensiero che qualcosa di non fallico fosse stato inserito nel mio corpo. Per i primi 30 secondi l’ho proprio sentita, come mi succedeva alle primissime applicazioni degli assorbenti interni. Dopo 1 minuto, però, avevo dimenticato di averla addosso. Anzi, dentro.

 

A riportarmi alla realtà, dopo qualche ora (la coppetta si può serenamente indossare fino a 12 ore) è stata una familiare sensazione di umidiccio, dovuta a una perdita (forse non l’avevo inserita bene, forse avrei dovuto usare l’altra taglia – perchè ho scoperto con pureeros che ci sono diversi fattori da considerare per scegliere la coppetta mestruale adatta, incluso altezza della cervice per capire se è meglio una coppetta corta o più lunga! ).

Non mi sono persa d’animo, però, perché la maggior parte delle testimonianze che avevo letto e sentito, mi aveva anticipato che ci vuole un po’ per entrare davvero in confidenza con la coppetta, e che bisogna darsi fino a 2-3 cicli per esserne padrone (è sicuramente più difficile da usare, rispetto a un dispositivo usa e getta, ma non è un reattore nucleare ecco). Per quello i Kit sono comodi, perchè a meno che non sei una pro della coppetta mestruale, avere due taglie al prezzo di una ti permette di scegliere.

Ad ogni modo, ero ormai giunta al momento più temuto: l’estrazione del Graal. Con mia somma sorpresa, è andato tutto liscio e io sono riuscita a non trasformare il bagno in una scena del crimine. Certo, il coefficiente splatter c’è, un po’, non si può negare, soprattutto perché – molto banalmente – non siamo abituate a vedere il nostro sangue mestruale così. Tuttavia penso che si tratti di pura e semplice pratica, abitudine. 
coppetta mestruale
Al momento, non mi considero convertita al 100%, anche perché non sono ancora una di quelle capaci di gestire la coppetta mestruale sempre e comunque, anche a testa in giù, appese a una sola gamba, nei bagni pubblici, dunque per me è una soluzione parziale, e non escludo di tornare sul tema prossimamente per parlare di dispositivi alternativi/integrativi anche per chi con la coppetta non ci si trova bene (può succedere), o non la trova la risposta migliore a qualsiasi circostanza. O per chi, come me, con la coppetta si sta ancora conoscendo.

Resta comunque il fatto che sono e-n-t-u-s-i-a-s-t-a di aver provato, di aver scoperto che è fattibile e di aver iniziato a impratichirmi con un metodo più sano, più ecologico e più economico di convivere con le mie mestruazioni.

E sì, secondo me vale davvero la pena provarci!

(Scrittrice)

Femminista Radicale (ma anche scrittrice, giornalista senza tesserino, opinionista e qualunquista con passione).

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