In Milioni Studiano la Sex Education... Dal Proprio Divano

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Al momento sono due le paroline magiche che girano sulla bocca di tutti: Sex Education – Educazione Sessuale. Di solito a queste segue un “Mi è piaciuto”, “Fantastico”. Chiaramente, non si parla delle esperienze sessuali individuali, ma del telefilm Netflix che sta registrando ben quaranta milioni di visualizzazioni mensili.

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Per la prima volta una serie TV affronta l’argomento dell’educazione sessuale senza pregiudizi, né tabù.

Dal mio punto di vista, questo evidenzia il fatto che non siamo ancora pronti a parlare apertamente della sessualità. Eppure, questa fa parte della natura dell’uomo: ogni individuo ha le proprie preferenze e i propri desideri, senza considerare che alla fine la sessualità costituisce la ragione principale per cui siamo venuti al mondo. Non manca soltanto il dialogo riguardo il sesso e la sessualità, manca una vera e propria formazione.

L’educazione sessuale tradizionale non si è mai concentrata sul sesso in sé e per sé, quanto sulla questione riproduttiva. Negli studi condotti da Cindy Meston e David Buss, si riscontrano ben 237 ragioni per cui gli individui intrattengono rapporti sessuali. Dunque, un’educazione che si concentri soltanto sulla riproduzione, piuttosto che sul piacere, sull’anatomia dei corpi, sull’intimità e sul consenso, non può essere completa.

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Benché suoni strano, la serie TV Netflix costituisce una svolta: il primo passo verso l’educazione sessuale è, per l’appunto, il dialogo, come accade nel telefilm. Non fraintendetemi: non voglio dire che non si tratti di una serie tv con tutti i crismi propri sella fiction, ma comunque è la prima volta che l’argomento viene sdoganato e in questo modo.

Certo, secondo alcuni terapeuti il personaggio di Gillian Anderson – la dott.ssa Jane Milburn – non rispecchia in maniera accurata il ruolo di un vero e proprio terapeuta. Sono però convinta che tanti medici e chirurghi la pensino allo stesso modo mentre guardano E.R.

La questione è che Sex Education non è stata creata per essere una fonte di informazione o educazione, ma al contempo è l’accessibilità dell’argomento che lo rende tale. Oggi i giovani vivono circondati dai media e buon parte della loro educazione è per l’appunto, mediata. E’ facile identificarsi infatti per i giovani nei diversi personaggi della serie e questo li aiuta nel vedere le cose con un altro punto di vista. 

Ad esempio, se una ragazza riconosce i sintomi del vaginismo tramite il personaggio di Lily – interpretato da Tanya Reynolds – , questo può risultare molto utile e potrebbe addirittura incoraggiarla a uscire allo scoperto e a parlare dei propri sintomi. Conoscere la vita sessuale imperfetta degli altri, le incertezze e le difficoltà che vengono proiettate sullo schermo costituisce una svolta per milioni e milioni di individui.

È opinione comune credere che i problemi sessuali riguardino solo le persone più grandi o le relazioni a lungo termine. Ma, a quanto pare non è così. Lo stress, i tabù e i silenzi hanno un impatto notevole sulla sessualità, così come anche la salute.

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Come terapeuta psicosessuale il mio compito è quello di aiutare gli altri a trovare il benessere e la felicità, in base alla propria indole. Non ci sono norme, codici, né doveri. Si tratta di concetti unici, che variano in base al singolo individuo. È fondamentale concentrarsi su ciò che permette di vivere delle esperienze positive, incoraggiando il desiderio, procurando piacere e dando alle persone la possibilità di prendere delle decisioni consensuali e ragionate, essendo esse padrone della propria vita sessuale.

Sex Education mi ha tenuta incollata allo schermo, spingendomi a guardare un episodio dopo l’altro e portandomi a riflettere su un fattore: se fossimo disponibili ad affrontare i discorsi sulle difficoltà sessuali, allontanandoci dall’idea di “perfezione” – ovvero, della “coppia perfetta” la cui sessualità è altrettanto “perfetta” – , meno individui proverebbero vergogna o imbarazzo nel parlare della loro vita sessuale, sentendosi liberi di discuterne e di porre le domande a cui hanno sempre cercato una risposta, all’interno di un ambiente che li aiuti a migliorare il proprio rapporto con la sessualità.

L’aspetto su cui tutti i terapeuti psicosessuali concorderebbero è che è importante diffondere il verbo, perché il cambiamento si promuove solo tramite il dialogo e l’informazione. Nonostante Sex Education abbia lo scopo di intrattenere il pubblico, il suo potere risiede effettivamente nella capacità di promuovere il dialogo.

Pic2: Alexandrakacha – Pic3: Pansyco

(Editor in Chief & Co-Founder of pureeros)

“Se avessi saputo a 20 anni quello che ho scoperto a 30”. Quante volte ho sentito questa frase, troppe. Quando si tratta di sessualità, di intimità e piacere, di conoscere il nostro corpo, di capire cosa ci piace o no, di esprimere i nostri desideri o di metterci al primo posto, nessuno ci ha detto che è giusto farlo. Ve lo dirò io: facciamolo!

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