L'Amore è nell'aria

Per molti membri della comunità LGBTQ+ trovare l’amore non è affatto semplice. Ognuno ha una concezione diversa: alcuni cercano l’anima gemella in una prospettiva monogama, altri vogliono trovare un partner e intrattenere rapporti sessuali con diverse persone e c’è chi ama più individui contemporaneamente.

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Le vie che conducono all’amore sono infinite e rispecchiano infatti come ognuno di noi sia diverso e abbia desideri umanamente diversi. 

Per molti single LGBTQ+ trovare l’amore non è semplice. Nel mio studio sento molto spesso alcune ragioni che risuonano come un ritornello e mi permettono di conoscere i blocchi emotivi che certe persone sperimentano nella ricerca dell’amore.

Guardiamo insieme i principali:

Bassa autostima

Se non amiamo noi stessi, è difficile aprirsi con gli altri. Perché? Per la paura che essi ci vedano come persone non degne di essere amate. Siamo i nostri peggiori critici, e, in quanto tali, non ci “risparmiamo” quando parliamo con noi stessi: “Sono uno stupid*”, “Non sono degn* di essere amat*”, “Chi mai potrebbe amarmi?”, “Sono un buon* a nulla”, ecc. Se pensiamo questo di noi stessi, non possiamo aprirci con gli altri, perchè temiamo che anche loro possano maturare le stesse idee su si noi.

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La paura di essere respinti

La comunità LGBTQ è perseguitata da un lungo passato di traumi e di emarginazione. Oggi si sente ancora parlare di quelle storie, alcune ancora accadono, così abbiamo sviluppato un meccanismo funzionale di sopravvivenza. Purtroppo questo stesso meccanismo ci frena, impedendo di aprirci, di essere vulnerabili. La migliore strategia di sopravvivenza consiste nel costruirsi una corazza. È la soluzione ottimale per proteggere se stessi, ma non è brevettata per instaurare delle relazioni interpersonali intime e significative con l’altr*, perché quella corazza è inaccessibile.

Così, non possiamo godere delle carezze dell’altr* o lasciarci avvolgere dal calore del suo abbraccio, né ascoltare il suo cuore che batte per noi. L’altr* di noi vedrà solo la corazza. Se non sprigioniamo la nostra vera natura, sarà difficile costruire dei legami. Il nostro passato da comunità ostracizzata ci ha portati a sviluppare un sesto senso che ci permette di avvertire il pericolo imminente: valutiamo un ambiente in un nano secondo, stabilendo se si tratti o meno un luogo sicuro.

Nella realtà eterosessuale non c’è bisogno di tutto questo sesto senso, certo esistono diversi luoghi che vengono percepiti a prescindere poco sicuri, ma è una situazione limitata. Noi invece dobbiamo molto spesso preoccuparci di cose come: posso baciare il mi* partner in pubblico? Posso tener* la mano? Queste domande gli eterosessuali non se le fanno, perchè per loro è la normalità, sanno che “si può fare”.  La nostra corazza è uno strumento certamente utile, necessario ma, nonostante tutto, dobbiamo imparare a rimuoverla, perché, alla lunga, potrebbe pesare sulla nostra coscienza.

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Pensieri inutili e credenze radicate

Molti di noi maturano delle convinzioni subconsce su se stessi o sull’ambiente circostante che portano alla distorsione della nostra percezione della realtà. Se una delle vostre convinzioni è ad esempio “Sono sol* in questo mondo”, sarà difficile che vi abbandoniate alle emozioni e che possiate recepire la genuinità nelle parole del partner, quando vi dice per esempio “Ti amo”.

Non sarete in grado di cogliere appieno il significato di queste parole, al contrario, rimarrete sull’attenti alla ricerca di un minimo cenno di rifiuto. Potrete ignorare il significato delle parole “Ti amo”, ma prestare attenzione al fatto che il partner sia in ritardo di dieci minuti, interpretando la situazione  come un “Non mi ama” e dando seguito al pensiero già espresso in precedenza, ovvero, “Sono sol* in questo mondo”.

Altre persone nutrono delle convinzioni sulla base delle esperienze vissute durante l’infanzia. Ad esempio: “Prima o poi, tutti se ne vanno “, “Le relazioni fanno soffrire”. Invece che cercare di instaurare una connessione con l’altro, ci avviciniamo protetti da una barriera anti-rifiuto, partendo prevenuti. Questa “profezia” riguarda la visione del singolo individuo e rende difficile che gli altri possano legarsi a lui, perché egli mostra soltanto il proprio scudo.

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Il perfezionismo

Questo è un complesso che sta diventando sempre più problematico, dal momento che viviamo in un’era dove ognuno scorre le vite degli altri con un pollice, ammirandone i momenti migliori catturati e poi filtrati. Conosciamo le vite dei nostri simili e dei nostri amici tramite i social media: sono persone felici, belle e di successo. Tendiamo a comparare ciò che espongono nella loro splendida bacheca con ciò che teniamo richiuso nel nostro cassetto.

Il mondo dei media gay cerca di venderci un’immagine perfetta di come dovremmo essere ma si tratta di un fine impossibile da raggiungere e del tutto irrealistico perché nessuno è perfetto; questo ci porta quindi spesso a sentirci a disagio nella nostra stessa pelle, proviamo quindi una sensazione di malessere alla sola idea di frequentare qualcuno e di sentirsi imperfetti e inadeguati, per paura di non piacergli, di non essere abbastanza. Così, ancora una volta, ci nascondiamo per proteggere noi stessi senza mostrarci per ciò che siamo.

A San Valentino vi sfido a superare questi blocchi emotivi. Siate orgogliosi delle vostre imperfezioni. Sfidate i pensieri inutili: “Siete degni di ricevere l’amore dell’altro. Avete molto da offrire in una relazione. Siete perfetti così come siete!”. Non serve che abbiate la tartaruga scolpita per essere desiderati.

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Correte dei rischi, siate vulnerabili: aprite le vostre braccia e dimostrate chi siete, l’uno all’altr*, mentre invitate il vostr* partner a fare lo stesso. Condividete un aspetto di voi stessi che vi rende insicuri, che vi preoccupa, che vi intimidisce. Condividete un sogno nel cassetto. Invitate un amico a fare lo stesso con voi.

L’intimità e l’amore – verso il proprio partner o verso un amic* – non risiede nell’aprirsi e confidarvi quante posizioni sessuali conosciate o quante volte a settimana andiate in palestra, ma sta invece in questo genere di conversazioni: “Sono io. Sono qui. Con tutte le mie imperfezioni. Ti voglio, così come sei. Condividiamo insieme la nostra vera essenza. Ti parlerò delle mie speranze e dei miei sogni, delle mie ansie e delle mie paure, e ti inviterò a fare lo stesso con me.”

Se più uomini e donne gay imparassero a superare questi blocchi sono certo che si creerebbe un effetto a catena di positività, di superamento di quei traumi che sono ancora oggi intrinsechi nel mondo gay, una relazione alla volta. Attraverso l’approvazione, l’instaurazione di legami onesti e amando possiamo riuscire a guarire le nostre ferite storiche e a vivere più felici.

Buon San Valentino!

Pic1: Luiny – Pic2/3/4: Brookedidonato – Pic3: Virgin&Martir

(Psychosexual & Relationship Psychotherapist)

Silva è un sessuologo londinese esperto in dinamiche di coppia, specialmente quelle LGBTQ+. "In quanto a tabù e discriminazioni c'è ancora molto da fare quando di tratta di diversità. Aiuto le coppie a vivere al meglio la loro sessualità."

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