Mestruazioni: come l'arte si tinge di rosso

«Come sei acida! Che ti prende, sei mestruata?»
Quante volte ce lo siamo sentite dire? Pur vivendo nel ventunesimo secolo, troppe. 

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Beauty of blood – Jen Lewis

Durante le mie ultime ricerche sulle donne e sul ciclo mestruale sono venuta a conoscenza di Ipazia d’Alessandria, filosofa, matematica e astronoma vissuta tra IV e V secolo d.C., rimasta nella storia oltre che per i suoi studi anche per aver lottato contro i dogmi imposti dal cristianesimo (motivo per cui verrà, chiaramente, uccisa). Ipazia però è anche nota per aver sventolato in faccia al marito un cencio intriso del suo sangue mestruale

Pare che il marito fosse disgustato dalla normalità dell’essere donna al punto da aver suscitato nella moglie questo gesto di ribellione non indifferente: ti piaccia o no, io sono così. Questa è la mia normalità (che si tratti di un antico germoglio di Performance Art?). Effettivamente, trattando questo tema, il fattore di cui più facilmente ci si scorda risiede proprio nel concetto di normalità. In molte culture e religioni, ancor oggi, il ciclo mestruale viene visto come simbolo di impurità e di vergogna, fatto che cozza con il significato più elevato che invece ha la mestruazione: fecondità e quindi vita. 

Sappiamo bene che l’Arte ha il “potere” di riuscire a spiegare cose che difficilmente sarebbero esprimibili a parole. Essa è arrivata a normalizzare il corpo femminile, il seno, l’utero e addirittura il ciclo, prima ancora che ci riuscissero le parole. Sicuramente, il fattore scatenante all’interno della cultura moderna lo troviamo nei movimenti femministi dei primi anni Sessanta; fu in quel momento che la donna prese più concretamente coscienza di se stessa, iniziando a rivendicare non solo i propri diritti – da sempre negati – ma anche una parità di genere che, fondamentalmente e purtroppo, ci troviamo a ricercare anche oggi. 

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Vulva prints – Tamara Whyndam

Per quanto riguarda l’ambito artistico questo sentimento fervente e rivoluzionario lo vediamo tramite la Performance Art e la Body Art, sostenute dalle attiviste di quegli anni; un esempio su tutti è senz’altro quello della Womanhouse (1972). Si trattava a tutti gli effetti di una casa dove, in ogni stanza, venivano montate installazioni o realizzate performance create dalle fondatrici del Feminist Art Program. Il bagno sopra a tutte le stanze, con il contribuito di Judy Chicago, divenne la Menstrual Bathroom. Ciò che salta immediatamente all’occhio è un cestino colmo di tamponi mestruali che la Chicago spiegò raccontando di non aver mai parlato di mestruazioni con le amiche fino all’età di trentadue anni: «Il bagno è un’immagine del segreto nascosto delle donne, coperta da un velo di garza, molto, molto bianca e pulita e deodorizzata, ad esclusione del sangue, l’unica cosa che non può essere coperta.» 

Guardando all’arte più recente, è evidente una più ampia produzione sia di opere d’arte che di libri riguardanti le mestruazioni, simbolo di una presa di coscienza destinata a segnare un’inversione di rotta (o almeno, un tentativo) dei nostri luoghi comuni e della nostra mentalità. Nel 1981, ad esempio, Tamara Whyndam propone Vulva Prints, vere e proprie tele realizzate con il flusso mestruale dell’artista. Mi è cascato l’occhio in questo caso sul titolo dell’opera: nell’arte e non solo, l’utilizzo di termini come “vulva” e “vagina” è molto raro anche oggi; ciò sottolinea doppiamente l’esistenza di tabù fortemente radicati e difficili da estirpare anche all’interno della cultura occidentale. 

La Menstrual Art, ovvero “L’Arte di sanguinare” è un termine coniato dall’artista Vanessa Tiegs che, con la sua serie Menstrala (2000-2003), ha creato 88 dipinti utilizzando solo il proprio sangue mestruale. Il caso si fa ancora più interessante se guardiamo ai cinque fondamenti sui quali il movimento artistico chiede di ragionare:

1) Fertilità rinnovabile;
2) Tabù profondamente condizionato, più antico ma meno compreso;
3) Dolore per le donne che cercano di concepire;
4) Sfide per le donne che si occupano di problemi di salute riproduttiva;
5) Opportunità ciclica per l’auto-introspezione profonda.

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Il mistero negato) del corpo che non tace – Clelia Mori

Ancora oggi la nostra cultura ci porta automaticamente, quando pensiamo al ciclo, a provare una sensazione di straniamento e, potremmo dire, quasi di vergogna o di disgusto. E’ per questo che nella vastità di artiste e opere sul tema ho scelto di parlarvi di quelle le cui opere sono rapportabili alla vita reale e quotidiana, perchè ritengo fondamentale insistere sulla normalità delle mestruazioni. 

Parlando di tela, la mostra intitolata Il mistero (negato) del corpo che non tace (Matera, 2019) di Clelia Mori nasce da un fatto di cronaca avvenuto nel 2015 su cui l’artista vuole porre l’attenzione: all’epoca, le operaie della Fiat di Melfi avevano organizzato una protesta in reazione all’obbligo di indossare tute da lavoro di colore bianco. Questo colore, infatti, aumentava in loro il disagio e la paura di sporcarsi durante le mestruazioni. Così la Mori decise di ricamare quello che lei chiama il “sangue di vita” proprio su quelle tute bianche che avevano scatenato la protesta. Un atto senza dubbio di ribellione a sostegno delle operaie ma soprattutto di dissenso nei confronti di un’imposizione.  “Quando lessi la notizia “ dichiara la Mori, “portava a galla tutto il non detto. È molto il nascosto delle nostre vite di donne, con tutte le paure sul nostro corpo che una cultura di origine patriarcale ci aveva costruito addosso.”

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Red is the colour – Ingrid Berthon-Moine

Se guardo invece alla fotografia, è perfetta l’opera Red is the colour di Ingrid Berthon-Moine (2009), in cui dodici donne volontarie vengono immortalate mentre indossano il loro sangue mestruale come fosse un rossetto (con tutte le gradazioni di colore che solitamente gli uomini mettono nell’insieme di “rosso e basta”). Anche il progetto di Elonë artista tedesca che nel 2015 ha tappezzato diversi luoghi pubblici con assorbenti con su scritto “Imagine if men were as disgusted with rape as they are with period (immagina se gli uomini fossero disgustati dallo stupro quanto lo sono dalle mestruazioni)” è senza dubbio un progetto che ottenuto l’attenzione dei media in tutto il mondo e che ci ha aiutato a rendere le mestruazioni argomento quotidiano. Da un lato la denuncia del corpo femminile visto come oggetto e, dall’altro, la sensibilizzazione nei confronti di un tema come quello del ciclo mestruale, sempre molto dibattuto. 

C’è però un’opera che secondo me sancisce la vera rottura di ogni schema. Mi riferisco a un progetto nato nel 2012 dall’artista americana Jen Lewis la quale, osservando il proprio sangue defluire nel water al momento dello svuotamento della coppetta mestruale, rimase affascinata dalle forme che si creavano nel momento in cui il sangue veniva a contatto con l’acqua dando vita a disegni armoniosi e interessanti. Beauty of Blood (questo è il titolo dell’opera). Il processo artistico viene diviso in quattro fasi che l’artista definisce come “regolate dall’intelletto”: la prima riguarda la raccolta multimediale, poi segue la progettazione del layout di versamento insieme al design, infine l’acquisizione fotografica e, per ultima, la selezione fotografica. Tutto ciò assume ancora più valore nel momento in cui suo marito, Rob Lewis, decide di prendere parte attivamente a questo progetto sottolineando quanto il femminismo in realtà riguardi direttamente anche gli uomini. 

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Elone project

Saper riconoscere la normalità e liberarci di tabù e falsi miti è un percorso ancora in salita; dovremmo incrementare il dialogo con i nostri coetanei, ma anche con chi è meno giovane, che siano donne o uomini. Parlando d’Arte, poi, mi piacerebbe vedere molti più artisti uomini parlare di femminismo e – perché no – di ciclo mestruale; perché se è vero, come diceva Henry Miller, che «L’Arte non insegna nulla, tranne il senso della vita», allora le mestruazioni, in quanto sinonimo di vita in potenza, dovrebbero essere al centro di ogni creazione artistica.

(Critica D'Arte)

Sesso e Arte hanno un minimo comune denominatore: liberano la mente e lo spirito. Qualcuno diceva che “la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere” ed è proprio per questo motivo che vi voglio mostrare quanto sesso e arte abbiano viaggiato assieme durante il corso di tutte le epoche.

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One Comment

  1. Grazie Martina, un articolo meraviglioso ed illuminante!

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