Perchè io Squirto

“Spruzzavi acqua dalla vagina e io mi spaventai, ora lo chiaman squirting, ma ai tempi non sapevo, credevo stessi male […] Ho capito tutto, mio nipote mi ha mostrato dei filmati sull’internet […] stanotte voglio che rimani, spalanchi le tue gambe e vai con lo tsunami”

squirting

Fu questa canzone di Ruggero dei Timidi che, nel 2013, sdoganò culturalmente l’eiaculazione femminile in Italia. Prima di allora, infatti, parlare di squirting era un tabù assoluto. Come tutte le espressioni della sessualità femminile, si trattava di una pratica considerata al limite della mitologia, un numero da fenomeni della pornografia, una leggenda.

Da allora è passato qualche tempo e oggi lo squirting è diventato decisamente più mainstream. Pop, potremmo dire. Frasi come “Se squirti ti sposo” si leggono sui muri, sulle t-shirt, nei meme. “Squirt” è persino il nome di un soft drink.

A infrangere l’impenetrabile cortina di pudore, hanno contribuito alcune eroiche volontarie che hanno iniziato a confessare: ebbene sì, io squirto, e non sono Cytherea. Non solo, molte hanno raccontato la loro esperienza: come hanno scoperto di riuscirci, cosa provano, come fanno materialmente a procurarsi la misteriosa acrobazia idraulica, e come reagiscono gli uomini.

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È nata, insomma, una conversazione intorno all’eiaculazione femminile. Dal canto mio, il commento più diffuso che ho raccolto dalle donne è stato: “Magari!!!”, perché molte vorrebbero provare l’ebbrezza del maremoto genitale, ma non riescono, non sanno come fare, hanno paura di urinare. Altre ancora, ci sono riuscite pochissime volte, solo con certi partner. Altre, solo nell’intimità individuale dell’autoerotismo. Pare comunque che, tendenzialmente, molte donne (forse tutte) possano eiaculare, se ben stimolate e ben allenate.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma per quale assurda ragione una donna dovrebbe allenarsi per sviluppare le sue doti da squirter, e condannarsi così a cambiare le lenzuola ogni santa volta?
Solo per esibirsi in performance circensi e impressionare i partner?
Solo perché ora squirtare è “assai in voga” e da motivo di imbarazzo è diventato un vanto (al punto tale che il web pullula di guide, tutorial, utili consigli per tirar fuori la spruzzatrice olimpionica che abbiamo dentro)?
Ora che gli uomini sono pronti (alcuni) a fare surf sulla cresta dei nostri orgasmi, dobbiamo bere 12 litri di acqua al giorno e improvvisare moti ondosi sub-ombelicali?

Come spesso avviene nei cambiamenti culturali, si è passati da un estremo all’altro. Se cinque anni fa, bagnare le lenzuola col nettare d’amore era motivo di vergogna, oggigiorno non-squirtare sembra un limite, una carenza. Lo squirting si è sovraccaricato di ansie da prestazione, manco fosse il traguardo ultimo, l’unico valido, della liberazione sessuale femminile. O peggio, l’ennesima abilità da sviluppare per ottemperare ai requisiti di un nuovo stereotipo di donna.

Senza entrare nel merito di come ho personalmente scoperto di poter essere una specie di super liquidator umano, perché non è questo il punto, e posto che non sono una sessuologa, e che siamo tutte diverse, e che ciò che dico non ha valore dogmatico in alcun modo, proviamo a capirci meglio qualcosa:

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1. Per una lunga parte della mia vita sessuale non ho squirtato, e il sesso non era meno bello o meno significativo, per questo. Squirtare non è un obbligo, non è un diktat, non è neppure un merito. Squirtare non è l’unico modo in cui una donna può provare piacere. È solo una delle opzioni possibili.

2. Anche se nel tempo, con l’aumentare della consapevolezza del proprio corpo, si impara a controllare il fenomeno, non si squirta a comando. Non siamo dei juke-box. Non esiste un pulsante da schiacciare, una zona anatomica su cui accanirsi in ossessiva attesa del dirompente schizzo. La tecnica è certamente importante, ma a fare la differenza è come sempre la testa.

3. Squirtare è possibile, ed è molto bello, dunque la curiosità di alcune donne in merito, è più che sana e più che legittima. Quasi sempre, la nostra eiaculazione (esattamente come quella maschile) s’accompagna a un piacere intenso, completo, potente. Un piacere tangibile, visibile e più o meno potabile, esattamente come quello maschile. È un dettaglio interessante, se ci pensate, a fronte di secoli in cui l’orgasmo femminile è stato raccontato come metafisico, imperscrutabile, inafferabile, incerto, inutile.

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4. In termini cerebrali (e vi ricordo che il cervello è la nostra principale zona erogena), lo squirting ribalta la prospettiva e ci pone in una posizione rivoluzionaria: da oggetti a soggetti sessuali. Cosa voglio dire? Che “ingoiare o non ingoiare”, non è più un tema solo per noi. Invece di subirlo, il facial possiamo farlo. Oltre a ricevere, diamo. La nostra patata risponde, sa cosa le piace, esprime il suo carattere.

5. Per tutti i Ruggero dei Timidi del mondo, è importante capire cosa piace al partner. Sarebbe falso non ammettere che lì fuori è pieno di omaccioni impreparati, o di metrosessuali schizzinosi, che rimarrebbero piuttosto offesi se imputridissimo le loro lenzuola di Frette con i nostri succhi orgasmici. Dialogare a volte è utile. La cara vecchia parola, a letto, serve non solo per il turpiloquio. “Potrebbe succedere questa cosa, per te va bene? Sappi che posso anche non farlo”. Non ho mai incontrato un uomo che mi abbia detto di trattenermi. La maggior parte è uscita di testa.

Dunque, alle donne che mi chiedono consigli tecnici per squirtare (come a una beauty blogger li chiederebbero su un correttore per le occhiaie), posso rispondere soltanto di vivere il sesso come uno strumento di espressione, di accettazione, di amore (di sé, e dell’altro).

Di goderselo come la forma più sincera di comunicazione che due persone possano condividere. Di masturbarsi, perché quello è il momento in cui sospendiamo il giudizio su noi stessi, assecondiamo il nostro corpo e ascoltiamo le nostre fantasie, i nostri desideri, le nostre perversioni.

A quelle donne posso solo ricordare che il sesso è un territorio, uno dei pochi, sul quale abbiamo la squisita opportunità di essere liberi, ridotti a istinto, e sudore, e salive, e umori, e afrori. Posso suggerire di darla con generosità, in nome del sesso fatto bene, quello che ci fa mollare gli ormeggi, che ci fa perdere il controllo, che ci risucchia in un turbine di godimento, nel quale non esistono appigli, né punti fermi, all’infuori dei due (o più) corpi che si intrecciano e si sciolgono l’uno nell’altro. Con sfrontatezza, reciprocità e sublime sconcezza.

Le scopate (si può dire: scopate?) migliori che ricordate, probabilmente, sono quelle in cui vi siete sentiti più liberi, in assoluto (e questo vale anche per gli uomini). Quelle in cui non vi siete preoccupati della panza, del trucco sciolto, dell’odore dell’ascella o della patata, della ricrescita dei peli, del ciclo mestruale, di ciò che l’altro avrebbe pensato di voi.

Dunque siate libere. E se squirt dovrà essere, squirt sarà…prima o poi!

Pics1-4: Helenmusselwhite – Pic5: Kimberleyhasselbrink

(Scrittrice)

Femminista Radicale (ma anche scrittrice, giornalista senza tesserino, opinionista e qualunquista con passione).

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