Sessualità Transgender

Quando si parla di sessualità non-binaria e transgender esistono ancora pregiudizi, miscredenze e confusione, anche se l’idea di una sessualità varia e piena di sfumature è sempre più socialmente accettata. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza tra le tante domande e dubbi che ci avete inviato!

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Si può scegliere di appartenere ad un genere pur avendo i genitali dell’altro?

Nel corso della vita ognuno di noi affronta un percorso di costruzione della propria identità sessuale. Questa è composta dal sesso biologico dettato dai cromosomi; dall’identità di genere, cioè il genere in cui ci identifichiamo; dall’orientamento sessuale, quindi verso chi siamo attratti e infine dal ruolo di genere, ovvero dalle caratteristiche estetico-comportamentali che esprimono l’appartenenza a un determinato genere (che possono anche non essere conformi alle aspettative sociali).

Il sentimento di appartenenza ad un’identità può risalire all’infanzia, oppure essere soggetto a evoluzioni e assestamenti nel corso del tempo. Non si tratta quindi di una scelta, ma sta ad ogni individuo imparare a decifrare i propri sentimenti nei confronti della propria identità e decidere quando e come esprimerla.

Una persona transgender presenta una discordanza tra il genere assegnato alla nascita e quello in cui realmente si identifica. Questa discordanza, quando è vissuta con disagio, viene chiamata disforia e influenza negativamente la percezione del proprio corpo, generando un marcato malessere psicologico in chi la vive.

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Per questo ci sono persone che hanno difficoltà a rapportarsi coi propri genitali, soprattutto in relazione al loro coinvolgimento durante le attività sessuali. I genitali sono parte del nostro corredo biologico, ma non definiscono l’identità di genere di una persona; ad esempio, non tutte le donne hanno la vagina e non tutti gli uomini hanno il pene.

Quello che eventualmente si può scegliere, in presenza di disforia, è se iniziare o meno un percorso di transizione (unico per ciascuno) che può avere molti livelli, a partire dall’evoluzione dell’aspetto, all’assunzione di ormoni, alla chirurgia fino all’ambito legale.

Le persone trans come vivono la sessualità?

Innanzitutto, non si può davvero parlare di una “sessualità trans” senza il rischio di generalizzare. Ognuno, qualsiasi sia la sua identità, vive la sessualità come crede, secondo il suo punto di vista. Esistono molte identità sessuali e quindi altrettanti modi di vivere il sesso, che non è da intendersi solo come condivisione intima di piacere, ma anche come divertimento, connessione, eccitazione, liberazione e tanto altro.

Per questioni socio-culturali per una persona trans è più difficile disporre degli strumenti e delle nozioni che consentono di vivere una sessualità libera e consapevole. Lo stigma e la discriminazione non permettono un’educazione inclusiva e alla portata di tutti, così come limitano il supporto a chi, già in difficoltà, avrebbe il diritto di essere protetto dall’esclusione, dalla violenza, dal oggettificazione e dalla sessualizzazione.

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E’ chiaro che il cambiamento e/o la transizione di genere influenzano molti aspetti della vita di una persona, tra cui lo stesso approccio alla sessualità. La cosa importante è aver modo di ascoltarsi, aprirsi e parlarne con qualcuno o con gli stessi partner, darsi il tempo di cui si ha bisogno e non credere che ci sia un modo “giusto” di essere o fare, ma farsi guidare da ciò che fa star bene.

L’orientamento sessuale invece – come abbiamo detto – è una caratteristica a sé stante. Per questo, una donna transgender che prova attrazione per altre donne è omosessuale, tanto quanto un uomo transgender che prova attrazione per una donna è eterosessuale. Allo stesso modo, una persona transgender può essere di qualsiasi altro orientamento sessuale, così come può non provare attrazione ed essere quindi asessuale.

Come si gestisce la disforia verso i propri genitali? Che pratiche si usano per non averne troppa o non averne affatto?

Nonostante ci siano persone transgender che non provano disforia, è comune invece che chi la vive tenda a cercare delle soluzioni, anche temporanee, che attenuino il più possibile il disagio. Ad esempio, alcune donne MtF (male to female – da uomo a donna) modellano o nascondono i propri genitali – chiamati, dalla comunità transgender stessa, strapless – con la pratica del tucking, servendosi di intimo, body o nastro adesivo medico.

Gli uomini FtM possono far ricorso ai packer, “protesi del pene” che consistono di dildo flaccidi (e quindi non intesi per la penetrazione) fissati ai boxer o ad una cintura elastica, in grado di ricreare la percezione dei genitali maschili; per le attività sessuali ne esistono anche in versione eretta, indossabili con o senza strap-on. Il binding invece è la pratica di ridurre il volume del petto utilizzando canotte create appositamente.

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Oltre – o al posto – della penetrazione esistono varie pratiche sessuali alternative come il muffing, ovvero il massaggio del canale inguinale maschile con un dito; oppure il frotting, cioè la stimolazione contemporanea di due peni, solitamente l’uno contro l’altro; c’è anche il  corrispettivo per vulve, il tribadismo, che consiste nello sfregamento della vulva contro un’altra parte del corpo o i genitali stessi del partner.

In generale è importante focalizzarsi su ciò che piace alle persone coinvolte, comunicare sempre, apertamente e liberamente, pensando al sesso come ad un genuino scambio di piacere slegato da ruoli o imposizioni.

Quanto l’assunzione di ormoni influenza la sessualità?

Chi decide – in accordo col proprio medico – di intraprendere un percorso ormonale, vive col tempo delle evidenti evoluzioni psico-fisiche che influenzano anche la sessualità.

L’assunzione di ormoni femminilizzanti oltre ad agire sulle caratteristiche sessuali secondarie  – dalla diminuzione dei peli, alla crescita relativa del seno – può portare la pelle, le curve e persino i capelli ad ammorbidirsi. Gli estrogeni però possono abbassare la libido e rendere più stanchi ed emotivi, oltre che compromettere la fertilità. Secondo le testimonianze che abbiamo raccolto può diventare più difficile avere e mantenere l’erezione o raggiungere l’orgasmo, che però, a detta di molti, pare evolvere, venendo spesso descritto come “più femminile” e in alcuni casi anche più intenso.

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Chi si sottopone invece ad una terapia di testosterone vedrà un aumento della peluria, una diversa distribuzione della massa muscolare, il blocco del ciclo mestruale, l’abbassamento del tono di voce e un irruvidimento della pelle. Anche l’aspetto dei genitali cambia: in particolare la clitoride, avendo la stessa struttura del pene, aumenta leggermente di dimensione, assomigliando fisicamente sempre di più ad un fallo, mentre i livelli di energia e libido salgono.

Detto questo, gli effetti di una terapia ormonale variano da persona a persona, per questo può essere prescritta solo in seguito ai necessari accertamenti medici e non ci dà la certezza assoluta di sapere le effettive e precise conseguenze su ciascun individuo. L’importante è ricordare che non c’è un modo “giusto” di essere e che ogni esperienza di transizione che punta al benessere della persona, comunque sia, è valida e degna di rispetto e supporto.

Le vostre domande non finiscono qui! Ci avete chiesto consigli per parlare di sessualità con una persona trans, come approcciarsi intimamente, quali protezioni usare, e anche come cambiano il corpo e il piacere dopo l’operazione: trovate tutto nell’articolo della prossima settimana.

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(Sexuality Contributor)

Una coppia in missione per abbattere i tabù sulla sessualità: ⊱ celebrating diversity & pleasure ⊱ smashing taboos ⊱ positive & inclusive information

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