Transgender, disforia e sesso

Safe sex, disforia di genere, come affrontare il sesso con una persona transgender e come funzionano le operazioni di cambiamento di sesso. Nello scorso articolo abbiamo iniziato a rispondere alle vostre domande riguardo la sessualità transgender e non-binary, per cercare di fare chiarezza su tematiche troppo spesso ignorate; oggi continuiamo a parlare di transgender, sessualità e diversità.

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I modi per proteggersi da gravidanze e IST sono gli stessi con una persona trans?

Le protezioni sono fondamentali in qualsiasi rapporto; bisogna conoscere lo stato di salute proprio e dell’altra persona con certezza per poter decidere se sia il caso di non usare protezioni. Fare regolarmente i testi per le MST (malattie sessualmente trasmissibili) è l’unico modo per sapere davvero qual è il nostro stato.

Con pene o strapless bisogna sempre indossare il preservativo, anche se non si vuole penetrare o non si riesce a raggiungere l’eiaculazione. Chi viene penetrato può proteggersi con un condom interno come LUWI.

Per le stimolazioni orali o manuali che coinvolgono vulva o ano ci sono gli oral dam, dei lenzuolini di lattice come quelli del dentista che possono anche essere bloccati sui genitali con l’ausilio di reggicalze o appositi harness. In loro assenza, li si può ricreare tagliando un preservativo.

Per le mani si possono usare guanti o ditali in lattice o nitrile, combinandoli con un lubrificante compatibile (per andare sul sicuro, consigliamo a base d’acqua).

Vi ricordiamo che, nonostante le terapie ormonali possano inficiare la fertilità, non bisogna sottovalutare il rischio di una gravidanza indesiderata in caso di eiaculazione interna! Per questo questi metodi (a parte LUWI) non sono da considerare sostituti di un anticoncezionale valido.

Consigli su come approcciarsi alla sessualità per/con una persona transgender?

Nonostante la domanda specifica, questi spunti possono essere utili a chiunque e in qualsiasi tipo di rapporto. Questo perché, oltre a determinate accortezze di cui tener conto con chi soffre di disforia, non importa con chi ci stiamo rapportando: il piacere ha infiniti volti e non esistono modalità prestabilite in base al sesso o all’identità di genere di una persona.

  • Imparare a conoscere il proprio corpo. Anche se chi prova una disforia può avere più difficoltà in questa fase, è importante sperimentare in primis da soli il proprio corpo ed esplorarlo alla ricerca di zone erogene, stimolazioni piacevoli e soprattutto limiti o fastidi, affinché possano essere comunicati agli eventuali partner. Prendere confidenza con se stessi aumenta la nostra autostima e auto-consapevolezza; questo ci permette di confrontarci con la sessualità con più serenità. Non vi preoccupate se ancora non ve la sentite, ognuno ha i suoi tempi.
  • Comunicare, sempre. Innanzitutto è fondamentale far sapere ai propri partner che si è disposti ad ascoltarli e rispettarli. Poi si può chiedere cosa piace e cosa no, confrontarsi su cosa si vorrebbe fare e su ciò che non va. Esprimere i propri desideri non significa cercare di convincere l’altro a fare o dire cose che non vuole, né mettere pressioni quando non c’è entusiasmo reciproco.
    In particolare i partner di persone disforiche devono ricordare che, qualsiasi sia l’intensità del loro disagio, è necessario farle sentire valide, rispettate e supportate, oltre a  chiedere esplicitamente cosa si può fare per essere d’aiuto.

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  • Non bisogna dimenticare che l’obiettivo finale è il piacere! Conoscenza di sè e comunicazione sono fondamentali, ma bisogna evitare di perdersi in troppi pensieri, di essere troppo mentali;  più si è nella propria testa, meno si è nel proprio corpo, e meno si godrà del piacere che può provare. Nelle persone disforiche è comune non sentirsi parte del proprio corpo, per questo un esercizio utile durante un rapporto può essere quello di focalizzarsi su ciò che può fare, invece di pensare a come appare.
  • Un altro passo importante è mettere in discussione il modo in cui la nostra cultura vede il sesso e le relazioni. La concezione binaria del genere ha reso comune l’idea che il sesso abbia due ruoli opposti e complementari: uomo o donna, sottomesso o dominante, attivo o passivo. In realtà no, non c’è nessun bisogno di avere un ruolo, così come non è necessario che il partner si adatti ad un preciso genere durante il sesso. Molte donne e uomini (cis o trans) non si conformano a ciò che riteniamo “femminile” o “maschile” e, specialmente quando si frequenta una persona non-binaria, è cruciale comprendere che non bisogna aspettarsi dal proprio partner che “faccia la donna” o “faccia l’uomo”. In base a ciò che piace, può capitare di aspettarsi implicitamente che il partner abbia un ruolo complementare al nostro – ma non esistono opposti.
  • Una volta fissate queste basi, ci si può lasciar trasportare dalla fantasia, giocando e sperimentando con sensazioni, atmosfera, posizioni, abbigliamento, linguaggio… qualsiasi cosa!

Non sottovalutare mai l’importanza del lubrificante e non aver paura di provare nuovi stimoli, da soli o insieme. I sex-toys sono grandi alleati della comunità queer (e non) poiché, grazie alla varietà presente in commercio, sono in grado di adattarsi ad ogni corpo e piacere. Ad esempio, ci sono diversi vibratori non intesi per la penetrazione, da quelli piccoli e delicati come Mimi a quelli potenti come la Bacchetta Magica, che hanno riscosso molto successo sia tra le persone transgender sotto ormoni (che hanno bisogno di più tempo e stimolazioni per raggiungere l’orgasmo), sia tra chi ha difficoltà a relazionarsi coi propri genitali e fa fatica a soddisfare i propri desideri.

Anche usare vestiti o accessori che supportino l’affermazione della propria identità di genere può aiutare ad alleviare la disforia e aumentare di conseguenza il piacere durante il rapporto. Allo stesso modo, trovare nuovi, personali, positivi modi per comunicare o riferirsi a certe parti del corpo aiuta a riappropriarsi di ciò che si è e si sta facendo, togliendo imbarazzi e rinforzando l’autostima.

Come funziona l’operazione e il sesso dopo?

Abbiamo parlato con la dott.ssa Fernanda Peraza Godoy, esperta in interventi MtF e FtM.

Gli interventi di riassegnazione chirurgica che alcune donne trans potrebbero voler fare comprendono la penectomia, l’orchiectomia ed eventualmente la vaginoplastica; mentre mastectomia, isterectomia ed eventuale falloplastica o clitoridoplastica (metoidioplastica) sono riservati a chi affronta una transizione chirurgica FtM. Essendoci quindi diversi tipi di intervento e dato che l’iter non è standardizzato, ogni esperienza – ancora una volta – è unica.

In ogni caso, questi tipi di intervento aiutano la persona a sentirsi più a suo agio con il corpo e a superare gli ostacoli psicologici nei confronti dello stesso; da un punto di vista mentale, questo aiuta molto a migliorare il proprio approccio alla sessualità. Nel caso di interventi di riassegnazione femminile si leggono diverse testimonianze di donne MtF che vivono una vita sessuale felice e soddisfacente con i loro genitali, soprattutto una volta superati i primi periodi di assestamento. 

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Le labbra possono essere ricreate dalla pelle dello scroto, mentre la clitoride viene fatta dal fascio neurovascolare dorsale del pene e per questo la sensibilità muta, ma rimane. Bisogna prendersi cura della nuova vagina con regolarità, anche con l’aiuto di dilatatori appositi che la tengono “in forma”.

Servono indubbiamente esperienza, pazienza e amor proprio, soprattutto per imparare a dare piacere ad un nuovo corpo, ma le aspettative sono generalmente positive. In più, in base alla tecnica d’intervento utilizzata, la neovagina può lubrificarsi, anche se non è da intendersi come una fisiologica risposta sessuale.

Per quanto riguarda gli interventi di riassegnazione maschile, il pene viene ricreato tenendo la clitoride alla base, ma non avendo a disposizione abbastanza corpo cavernoso, non sarà  in grado di avere erezioni se non con l’aiuto di mezzi particolari, che possono essere introdotti sempre chirurgicamente in un secondo momento. Allo stesso modo, non essendoci vescicole seminali né prostata, non sarà possibile eiaculare, ma ciò non toglie la possibilità di provare orgasmi – detti “asciutti” (vissuti anche da uomini cis).

In entrambi i casi, l’orgasmo non viene intaccato in maniera vera e propria, ma può, in un certo senso, “evolvere”. L’orgasmo infatti è soprattutto di un processo mentale che può essere generato stimolando una qualsiasi zona del corpo che venga considerata erogena, come ad esempio i capezzoli.

Pic1: Anacuba – Pic2: Habitualbody – Pic3: Hartleshkina

(Sexuality Contributor)

Una coppia in missione per abbattere i tabù sulla sessualità: ⊱ celebrating diversity & pleasure ⊱ smashing taboos ⊱ positive & inclusive information

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